Confessioni



Mercoledì ore 9:00-10.00: d.Alberto

Giovedì ore 9:00-10:00 d.Renzo

Sabato ore 10:00-11:00 d.Renzo (solo periodo estivo)
ore 15:00-17:00 d.Albino

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo – Predazzo


Sabato ore 15:00-16:30

Chiesa della Madonna di Loreto – Ziano di Fiemme


Sabato ore 15:00-16:00

Chiesa di San Vigilio – Moena


Sabato ore 16:00-18:00
e tutti i giorni prima o dopo la S.Messa

SIGNIFICATO DEL SACRAMENTO

Il Sacramento della Riconciliazione (comunemente chiamato Confessione o Penitenza) è un incontro personale con la misericordia di Dio. Per un adulto, accostarsi a questo sacramento significa fare il punto sulla propria vita, riconoscere dove ci si è allontanati dall’amore di Dio e degli altri, e ricevere la grazia per ricominciare.

Le 5 Fasi per Vivere la Riconciliazione da Adulti

Per un adulto, la preparazione non si riduce a un semplice elenco di regole violate, ma a una verifica delle proprie relazioni e delle proprie responsabilità nella vita quotidiana (famiglia, lavoro, società).

1.1. Esame di coscienza:Prenditi un momento di silenzio prima dell’incontro.

Mettiti alla presenza di Dio ed esamina la tua vita alla luce del Vangelo. Chiediti:

  • Verso Dio: Ho trascurato la preghiera o la fede? Ho messo altre cose (denaro, successo, ego) al Suo posto?
  • Verso il prossimo: Sono stato egoista, giudicante o violento con le parole? Ho portato rispetto in famiglia, sul lavoro e nella società?
  • Verso me stesso: Ho ceduto a pigrizia, dipendenze, disonestà o mancanza di integrità?

2.2. Dolore dei peccati (Contrizione):Riconoscere il male fatto con dispiacere sincero. È il pentimento del cuore. Non è un senso di colpa sterile o morboso, ma il dispiacere consapevole di aver ferito l’amore di Dio e gli altri con le proprie scelte.

3.3. Proposito di emendamento:La volontà di non ricadere.

La decisione sincera di evitare il peccato in futuro e di allontanarsi dalle situazioni che ci portano a sbagliare. Non si richiede la certezza di essere perfetti, ma la volontà di mettercela tutta.

4.4. Confessione dei peccati:Il colloquio con il sacerdote.

Ti presenti al sacerdote (in confessionale o in un luogo di ascolto riservato).

  • Saluta e fai il segno della croce.
  • Puoi dire da quanto tempo non ti confessi.
  • Esponi i tuoi peccati in modo chiaro, concreto e sincero, senza giustificarti o nascondere nulla di grave. Il sacerdote è tenuto al segreto sacramentale assoluto.

5.5. Assoluzione e Penitenza:Accogliere il perdono e riparare.

Il sacerdote ti offrirà una parola di incoraggiamento o un breve consiglio spirituale. Ti assegnerà una penitenza (preghiera o un piccolo gesto pratico di carità/riparazione). Poi reciterai l’Atto di Dolore e il sacerdote pronuncerà la formula dell’assoluzione.

L’Atto di Dolore (Preghiera)

Quando il sacerdote lo richiede, puoi recitare questa preghiera tradizionale:

“Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.”

Se non ricordi le parole a memoria, puoi dirlo con parole tue o chiedere al sacerdote di guidarti.

Alcuni dubbi frequenti negli adulti

Ogni quanto ci si dovrebbe confessare? La Chiesa raccomanda di accostarsi al sacramento regolarmente (es. una volta al mese o nei tempi forti come Quaresima e Avvento), ed è obbligatorio prima di fare la Comunione se si ha sulla coscienza un peccato grave.

Perché devo raccontare i miei fatti a un uomo/sacerdote? Nel sacramento, il sacerdote agisce in persona Christi (nella persona di Cristo) ed è anche rappresentante della comunità cristiana (il peccato ferisce sempre anche la comunità). L’atto verbale di esternare le proprie fragilità ha inoltre una grande valenza liberatoria e di umiltà.

E se provo troppa vergogna? Il sacerdote accoglie quotidianamente le fragilità umane e il suo compito è manifestare la misericordia di Dio, non giudicare.